Evoluzione dell’algoritmo di ranking di Google: i criteri che contano
In un recente post su SEOmozBlog, Rand Fishkin – il fondatore di SEOmoz – propone un’interessante analisi dell’impatto di alcuni fattori chiave sulla capacità di ranking di Google, in un intervallo temporale di circa 7 anni (dal 2002 al 2009). Nello specifico, questo andamento, rappresentato da Rand in modo molto efficace attraverso un grafico, esprime l’importanza (o peso) che ciascun fattore ha avuto nel corso del tempo sugli algoritmi di ranking.
L’analisi di Fishkin mi trova profondamente d’accordo e – prendendo come spunto l’interessante articolo che troverete al link How Google’s Rankings Algorithm Has Changed Over Time – mi piacerebbe ripercorrere assieme l’analisi con alcuni brevi approfondimenti.
Complessivamente, i fattori analizzati (in una qualche combinazione non nota a priori, ma valutabile sperimentalmente) contribuiscono a costruire il ranking di un sito. Possiamo pensare al ranking come alla capacità complessiva di un sito di performare ragionevolmente bene in relazione alla concorrenza sui motori di ricerca. Un performance accettabile significherà visibilità, capacità di attrarre e convertire traffico, autorevolezza e credibilità.
Nell’analisi di Rand, i fattori valutati sono classificati secondo un livello d’importanza che è definito su 8 raggruppamenti (da “non importante” a “estremamente impattante”). I fattori contemplati sono “Domain Trust & Authority”, “Storia del dominio e registrazioni”, “Anchor text dei link inbound”, “Ottimizzazione on-page”, “PageRank”.
Domain Trust & Authority
E’ il criterio che potrebbe apparire maggiormente “dominante”. Di cosa parliamo?
Trust ed authority significano, rispettivamente, credibilità (o affidabilità) ed autorevolezza del tuo spazio su web. Analizziamo in dettaglio questo punto. La credibilità si esprime secondo tre fattori: il valore della tua rete di collegamenti; la storia del tuo dominio e delle registrazioni; l’attività del sito.
Il valore della rete di collegamenti dipende dai siti che ci linkano e verso cui dirigiamo i nostri collegamenti in uscita. E’ possibile immaginare una sorta di catena ideale di collegamenti tra tutti i siti su Web. Questa catena è sviluppabile attraverso 5 livelli di siti. Il posizionamento entro uno di questi ipotetici livelli conferirebbe al nostro sito una quota di credibilità ed affidabilità.
- primo livello: siti affidabili come Wikipedia, NBC, http://www.report.rai.it/, ecc. Siti di indiscussa affidabilità
- secondo livello: siti autorevoli e di nicchia, da questi si diramano link verso i siti del primo livello e verso i siti di terzo livello. SEOmozBlog è, per esempio, un sito di secondo livello
- terzo livello: sono siti di buona qualità, ricevono link dal secondo livello. Questi siti collegano il quarto livello. I collegamenti al quarto livello richiedono un’attenta selezione in quanto potrebbero puntare siti a rischio. Collegamenti non controllati potrebbero implicare delle penalizzazioni del ranking
- quarto livello: siti di media/bassa qualità linkati dal terzo livello. Questi siti possono essere penalizzanti in quanto potrebbero contenere link in uscita verso il quinto livello
- quinto livello: siti spamming, da evitare assolutamente. Link verso questi siti penalizzano la nostra credibilità e possono farci classificare al quarto livello
La storia del dominio e delle registrazioni è un altro aspetto importante. Comprare un dominio che ha ospitato siti di quinto o quarto livello, non è un buon punto di partenza. Partire da un dominio che ha accolto un sito di primo livello, renderà qualsiasi buona attività di SEO ancora più buona, efficace e veloce.
Inoltre, bisogna considerare che Google è un Domain Registrar accreditato dall’ICANN. Un Domain Registrar è un’azienda accreditata che può registrare domini. Nello specifico, nella veste di Registrar, Google è accreditata alla vendita di sette tipologie di domini di primo livello (TLD): .com, .net, .org, .biz, .info, .name e .pro. Questo stato di cose, per Google, oltre ad aprire interessanti prospettive future sul piano commerciale dei domini, rappresenta un valore aggiunto per quanto riguarda l’efficacia degli algoritmi preposti a valutare la storia delle registrazione del dominio.
Per i nostri scopi, però, l’aspetto importante è che come tutti i Domain Registrar anche Google ha accesso, per ogni dominio, ad informazioni come nome, indirizzo, email, IP, recapiti telefonici, ecc. Attraverso specifici algoritmi di valutazione è possibile ricostruire la storia di registrazione del dominio e le eventuali relazioni del dominio (o del suo possessore) con altri domini/siti di spamming.
Il mio consiglio, a meno di casi particolari, è di usare – per i vostri siti di qualità – un nome reale e coerente per il Registrant e l’Admin Contact. Soprattutto, partendo dal presupposto che siate alle prese con un progetto serio, registrate il dominio per un tempo che sia almeno di due anni.
Uno degli aspetti importanti di analisi dell’attività sul sito è dato dalla velocità di crescita della rete di link entranti.
Normalmente, il flusso giornaliero di nuovi link inbound verso un sito è riconducibile a 10 link/giorno. Una crescita improvvisa dei link entranti (per esempio ad opera di un’attività black/gray hat di sottoscrizione massiva ed automatica a link directory) è un segnale evidente di un tentativo di costruzione artificiale della propria rete di collegamenti e come tale comporterà la penalizzazione del ranking.
Anchor text dei link inbound
Un anchor text, coerente con il contenuto della pagina di partenza e con il contenuto della pagina di arrivo, rappresenta un approccio SEO efficace nella costruzione di una rete di link entranti. Un anchor text siffatto aiuta soprattutto la pagina di destinazione, ma nel contempo – se intelligentemente costruito con l’uso di sinonimi long tail – può anche contribuire a classificare meglio la pagina di partenza. La scelta degli anchor text per i link inbound (sfruttabile anche attraverso la creazione di companion site ed altre azioni di distribuzione di contenuto sulla rete) ha rappresentato, negli ultimi anni, un’ottima tattica SEO. Attualmente si ritiene che questa tecnica sia meno efficace rispetto al passato, ma è pur sempre ad alto impatto per il consolidamento del ranking.
Ottimizzazione on-page
Fermo restando le necessarie e sempre essenziali attività di organizzare degli elementi strutturali di una pagina HTML, il fattore facente capo alla redazione del contenuto e alla scelta delle keyword ha assunto negli ultimi anni un peso sul ranking decrescente. Il discorso è essenzialmente dovuto al fatto che Google ha profondamente modificato la capacità dei suoi algoritmi di valutare la pertinenza del contenuto, in relazione alle parole usate. In SEO Strategy analizzo con estremo dettaglio questo aspetto che mi vede assolutamente d’accordo. Quello che vorrei evidenziare però è che a mio avviso l’efficacia delle keyword sul ranking è direttamente proporzionale alla capacità dello specialista SEO di selezionare parole correlate e di usarle nei posti giusti entro la pagina e con un buon indice di richiamo. Dunque l’ottimizzazione on-page, attraverso le keyword, conserverà un ruolo di moderata importanza per il ranking, ma potremo renderla tanto più valida quanto maggiore sarà la nostra capacità di selezionare l’insieme di parole chiave che dovrà essere diversificato e correlato.
PageRank e popolarità
Questo parametro esprime il livello di popolarità di una pagina Web in relazione al numero di link entranti e in dipendenza dalla popolarità delle pagine che ci collegano. Concordo con Rand sul fatto che il PageRank è un fattore che influenza solo limitatamente il ranking complessivo della pagina/sito. E’ uno dei fattori da contemplare, ma non è un fattore fondamentale. Un PageRank accettabile si ottiene attraverso una strategia accurata di costruzione della rete di link e mediante un’appropriata distribuzione dei link interni. La strategia di costruzione della rete di link esterni può svilupparsi secondo tre direttrici fondamentali: pochi link da siti di primo/secondo livello, molti link da siti secondo/terzo livello, una moderata combinazione dei primi due. Il valore di PR può influenzare l’indicizzazione ed eventuali filtri antiduplicazione.
Una cosa da non dimenticare
Altri fattori fondamentali che incidono sul ranking sono le parametrizzazioni derivanti da azioni esplicite/implicite degli utenti sulle SERP. Questi parametri hanno una capacità di influenzare il ranking che è molto alta. I dati che Google usa sono (elenco parziale esemplificativo): tempo sul sito, numero di visualizzazioni per singolo visitatore, tasso di abbandono, percentuale di visitatori che ritornano sulla pagina.
Ulteriori riferimenti sitografici:
http://www.seomoz.org/blog/my-personal-opinion-90-of-the-rankings-equation-lies-in-these-4-factors
http://www.nicolasprudhon.com/seo-help/seo-help-on-domain-trust-rank-and-authority

Nice summary of the matter. Unfortunately I had to use Google translate to read your content, so I’m sure that I didn’t experienced it as well as if I could read Italian fluently!
Anyway, I wanted to thank you for your link and reference to my post!
Interessante articolo, solo che “cambierei” leggegermente quando spieghi e associ il numero e il livello del sito. Ad un rapido – primo – skimming sembrava come se stessi spiegando l’importanza del livello del nome a dominio (in tal senso errata per gli esempi forniti) piuttosto che una classificazione generale.